L'Umbria è l'unica regione italiana che non tocca il mare e non confina con nessuno Stato estero: sta tutta all'interno, fra l'Appennino e la valle del Tevere, e i suoi vini nascono su colline che raramente superano i cinquecento metri. Le denominazioni ufficiali sono ventuno — due DOCG, tredici DOC e sei IGT — ma il carattere della regione lo dettano due poli lontani fra loro un'ora d'auto: Montefalco, dove il Sagrantino dà uno dei rossi più tannici d'Italia, e Orvieto, dove da secoli si fa un bianco che ha attraversato tutte le mode senza cambiare nome. In mezzo ci sono Torgiano, che nel 1968 portò in Umbria la prima DOC, il Trasimeno con il suo lago e il suo Gamay del Trasimeno, e la valle di Spoleto, dove il Trebbiano Spoletino è tornato in bottiglia dopo essere quasi sparito.Umbria is the only Italian region that neither touches the sea nor borders a foreign country: it lies entirely inland, between the Apennines and the Tiber valley, and its wines come from hills that rarely rise above five hundred metres. There are twenty-one official denominations — two DOCGs, thirteen DOCs and six IGTs — but the region's character is set by two poles about an hour apart by car: Montefalco, where Sagrantino gives one of Italy's most tannic reds, and Orvieto, where a white wine has been made for centuries and has come through every fashion without changing its name. In between lie Torgiano, which in 1968 brought Umbria its first DOC, Trasimeno with its lake and its Gamay del Trasimeno, and the Spoleto valley, where Trebbiano Spoletino is back in bottle after almost disappearing.
Il territorioThe territory
La terraThe land
Colline, quasi mai montagna e mai pianura di mare. A est l'Appennino chiude la regione e la valle Umbra si apre a ventaglio fra Assisi, Bevagna e Spoleto; a ovest il Tevere e i suoi affluenti scavano le colline di Torgiano e di Todi; a sud-ovest Orvieto sta in cima a una rupe di tufo, in un paesaggio di origine vulcanica. Il lago Trasimeno, largo e poco profondo, fa da termostato alla sua conca. I vigneti di Montefalco stanno fra i 200 e i 450 metri e maturano lentamente anche nelle annate siccitose.Hills — hardly ever mountains, never coastal plain. To the east the Apennines close the region and the Umbrian valley fans out between Assisi, Bevagna and Spoleto; to the west the Tiber and its tributaries carve the hills of Torgiano and Todi; to the south-west Orvieto sits on top of a tuff cliff, in a landscape of volcanic origin. Lake Trasimeno, wide and shallow, acts as a thermostat for its basin. The Montefalco vineyards lie between 200 and 450 metres and ripen slowly even in dry years.
Il vitignoThe grape
Il Sagrantino è l'uva simbolo: buccia spessa, ricchissima di polifenoli. Una ricerca dell'Istituto Agrario di San Michele all'Adige commissionata nel 2008 dal Consorzio Tutela Vini Montefalco ha rilevato che i suoi tannini, oltre a essere molti, sono formati da composti che li rendono meno astringenti rispetto a quelli delle altre uve rosse. Accanto a lui il Grechetto, che il Consorzio indica come la varietà umbra più coltivata, il Sangiovese, che qui prende accenti propri, e il Trebbiano Spoletino, uva bianca antichissima che nella valle di Spoleto sopravvive su vecchie piante spesso ultracentenarie e a piede franco, a volte ancora maritate ad aceri, olmi e frassini.Sagrantino is the emblematic grape: thick-skinned and extremely rich in polyphenols. Research by the San Michele all'Adige agricultural institute, commissioned in 2008 by the Consorzio Tutela Vini Montefalco, found that its tannins are not only abundant but built from compounds that make them less astringent than those of other red grapes. Alongside it stand Grechetto, which the Consorzio describes as Umbria's most widely planted variety, Sangiovese, which takes on its own accent here, and Trebbiano Spoletino, a very old white grape that survives in the Spoleto valley on old vines, often more than a century old and ungrafted, sometimes still trained up maples, elms and ash trees.
L'uomoThe human hand
A Montefalco la vite è materia di legge comunale fin dal Trecento, e nel 1622 il cardinale Boncompagni arrivò a prevedere la pena della forca per chi tagliasse una vite. L'Umbria moderna del vino nasce però nel Novecento: nel 1968 Torgiano ottiene la prima DOC della regione, nel 1979 arriva quella di Montefalco, nel 1981 nasce il Consorzio Tutela Vini Montefalco, nel 1990 il Torgiano Rosso Riserva diventa DOCG e nel 1992 tocca al Montefalco Sagrantino. Negli stessi anni alcune famiglie hanno rimesso in produzione uve che stavano scomparendo — il Sagrantino secco, poi il Trebbiano Spoletino — e su quelle scelte poggia tutto il resto.In Montefalco the vine has been a matter of municipal law since the fourteenth century, and in 1622 Cardinal Boncompagni went as far as prescribing the gallows for anyone who cut down a vine. Modern Umbrian wine, however, was born in the twentieth century: in 1968 Torgiano obtained the region's first DOC, in 1979 came Montefalco's, in 1981 the Consorzio Tutela Vini Montefalco was founded, in 1990 Torgiano Rosso Riserva became a DOCG and in 1992 it was Montefalco Sagrantino's turn. Over those same years a handful of families put back into production grapes that were disappearing — dry Sagrantino, then Trebbiano Spoletino — and everything else rests on those choices.
La mappaThe map

I quattro distretti del vino umbro e i comuni che li rappresentano. Confini comunali reali su dati aperti.The four districts of Umbrian wine and the municipalities that represent them. Real municipal boundaries from open data.
- 1 Montefalco
- 2 Bevagna
- 3 Gualdo Cattaneo
- 4 Castel Ritaldi
- 5 Trevi
- 6 Torgiano
- 7 Bettona
- 8 Assisi
- 9 Spello
- 10 Orvieto
- 11 Baschi
- 12 Ficulle
- 13 Todi
- 14 Allerona
- 15 Castiglione del Lago
- 16 Panicale
- 17 Paciano
- 18 Magione
Zone e sottozoneZones and subzones
I vitigni del territorioThe grapes of the territory
Le denominazioniThe denominations
A tavolaAt the table
La cucina umbra è di terra e di bosco, e i suoi ingredienti più riconoscibili sono grassi o saporiti: il tartufo nero di Norcia, i salumi della norcineria, l'agnello, la porchetta, l'olio di oliva. Sono piatti che chiedono un vino con tannino e acidità, e il Montefalco Rosso — Sangiovese con una quota di Sagrantino — è la risposta più semplice: regge gli strangozzi al tartufo, la torta al testo con i salumi, le lenticchie di Castelluccio con la salsiccia. Il Montefalco Sagrantino, molto più tannico, vuole qualcosa di più impegnativo: la stessa cantina Caprai indica per il suo 25 Anni arrosti e grigliate di agnello, tartufo nero e selvaggina, e la palomba alla ghiotta rientra esattamente in quel registro.Umbrian cooking comes from the land and the woods, and its most recognisable ingredients are either fatty or savoury: black truffle from Norcia, cured pork from the norcineria tradition, lamb, porchetta, olive oil. These are dishes that call for a wine with tannin and acidity, and Montefalco Rosso — Sangiovese with a share of Sagrantino — is the simplest answer: it stands up to strangozzi with truffle, to torta al testo with cold cuts, to Castelluccio lentils with sausage. Montefalco Sagrantino, far more tannic, wants something more demanding: the Caprai estate itself suggests roast and grilled lamb, black truffle and game for its 25 Anni, and wood pigeon alla ghiotta falls squarely into that register.
Sul Trasimeno si mangia pesce di lago, che è tutt'altra cosa dal pesce di mare: la regina in porchetta e il tegamaccio sono piatti ricchi e dal gusto erbaceo, e stanno bene con il Grechetto del Trasimeno o con un rosato di Gamay del Trasimeno: la freschezza del vino asciuga il grasso del piatto. Dalla parte di Orvieto il bianco locale accompagna gli antipasti di pecorino fresco e i piatti di verdura come i cardi in umido, mentre l'Orvieto Classico Superiore, più strutturato, tiene testa anche a una zuppa di legumi.Around Trasimeno people eat lake fish, which is a different matter from sea fish: regina in porchetta and tegamaccio are rich and herbal, and they sit well with Trasimeno Grechetto or with a Gamay del Trasimeno rosé: the freshness of the wine cuts through the richness of the dish. On the Orvieto side the local white goes with fresh pecorino starters and vegetable dishes such as braised cardoons, while Orvieto Classico Superiore, with more body, can also hold its own against a pulse soup.
Sui dolci serve un vino altrettanto dolce: la rocciata di mele e noci e il torciglione alle mandorle non reggono un vino secco. In Umbria ce ne sono due di scuola diversa — il Sagrantino passito, rosso e tannico, e i bianchi da muffa nobile o da vendemmia tardiva di Orvieto, previsti dal disciplinare della denominazione.Desserts need a wine that is just as sweet: rocciata with apples and walnuts, and almond torciglione, do not work with a dry wine. Umbria has two of different schools — Sagrantino passito, red and tannic, and the noble-rot or late-harvest whites of Orvieto, both provided for in the appellation's own rules.
La storiaHistory
Nel 1622 il cardinale Boncompagni, legato pontificio a Perugia, mise mano allo statuto comunale di Montefalco e inasprì le pene a difesa della vigna. Nella nuova formulazione era prevista la pena della forca per chi tagliasse una vite d'uva. Non era un'invenzione improvvisa: già dalla prima metà del Trecento le leggi comunali di Montefalco dedicavano interi capitoli alla vite e al vino, e documenti del Duecento raccontano di filari coltivati perfino dentro le mura e negli orti. Nell'Ottocento il Calandri, nel suo saggio sul territorio pontificio, collocava Montefalco «al vertice dello Stato per i suoi vini»; nel 1925, alla Mostra Regionale di Vini e Olii tenuta proprio lì, la cittadina veniva descritta come il primo centro vinicolo dell'Umbria. Sono i documenti che il Consorzio Tutela Vini Montefalco raccoglie oggi nella sua pubblicazione ufficiale.In 1622 Cardinal Boncompagni, papal legate in Perugia, revised the municipal statute of Montefalco and stiffened the penalties protecting the vineyard. In the new wording, anyone who cut down a grapevine faced the gallows. This was no sudden invention: from the first half of the fourteenth century Montefalco's municipal laws were already devoting entire chapters to vine and wine, and thirteenth-century documents describe rows cultivated even inside the walls and in kitchen gardens. In the nineteenth century Calandri, in his survey of the papal territory, placed Montefalco «at the top of the State for its wines»; in 1925, at the Regional Wine and Oil Show held there, the town was described as Umbria's foremost wine centre. These are the documents the Consorzio Tutela Vini Montefalco collects today in its official publication.
Del Sagrantino la prima traccia scritta certa è del 1549: un ordine di mosto di Sagrantino fatto da Guglielmo, mercante ebreo di Trevi, e da sua moglie Stella. Per quasi tutta la sua storia però il Sagrantino non è stato il rosso da pasto che conosciamo: era un vino dolce, un passito da feste e da occasioni. Alla Esposizione Umbra del 1899 fu premiato proprio come vino «da dessert o da pasto superiore». La versione secca è recente, ed è quella che ha cambiato tutto.The first certain written trace of Sagrantino dates from 1549: an order for Sagrantino must placed by Guglielmo, a Jewish merchant from Trevi, and his wife Stella. For almost all its history, though, Sagrantino was not the table red we know: it was a sweet wine, a passito for feasts and special occasions. At the Umbrian Exhibition of 1899 it was awarded a prize precisely as a wine «for dessert or for superior table use». The dry version is recent, and it is the one that changed everything.
Il passaggio avviene in poco più di vent'anni. Nel 1968 Torgiano ottiene la prima DOC dell'Umbria — la quinta in Italia — grazie al lavoro di Giorgio Lungarotti, che nel 1964 aveva vendemmiato per la prima volta la vigna Monticchio; nel 1974 la sua famiglia apre a Torgiano un museo del vino. Nel 1979 arriva la DOC Montefalco, nel 1981 nasce il Consorzio, nel 1990 il Torgiano Rosso Riserva diventa DOCG e nel 1992 il Montefalco Sagrantino la segue. In quegli stessi anni un'uva bianca che i vecchi contadini chiamavano semplicemente «lo spoletino» stava sparendo dai filari: il Trebbiano Spoletino, descritto già nel 1908 dal direttore della cattedra ambulante di Spoleto come il preferito dagli agricoltori perché «robustissimo e resistentissimo alle malattie», sopravviveva quasi solo sulle vecchie alberate maritate agli aceri. Oggi è la seconda identità del territorio, e nella valle di Spoleto ha una sua DOC.The shift took little more than twenty years. In 1968 Torgiano obtained Umbria's first DOC — the fifth in Italy — thanks to the work of Giorgio Lungarotti, who in 1964 had harvested the Monticchio vineyard for the first time; in 1974 his family opened a wine museum in Torgiano. In 1979 came the Montefalco DOC, in 1981 the Consorzio was founded, in 1990 Torgiano Rosso Riserva became a DOCG and in 1992 Montefalco Sagrantino followed. Over those same years a white grape that old farmers simply called «lo spoletino» was vanishing from the rows: Trebbiano Spoletino, described as early as 1908 by the head of Spoleto's itinerant agricultural chair as the growers' favourite because it was «extremely robust and extremely resistant to disease», survived almost only on the old vines trained up maples. Today it is the area's second identity, and in the Spoleto valley it has a DOC of its own.
Un'ultima immagine viene dall'altro capo della regione. Il 5 aprile 1499 l'Opera del Duomo di Orvieto si accordò con Luca Signorelli perché completasse gli affreschi lasciati a metà dal Beato Angelico nella Cappella di San Brizio. Il compenso comprendeva denaro, alloggio e vitto; in gennaio del 1500 il pittore chiese un aumento e lo ottenne sotto forma di un premio in grano e vino. Il 27 aprile di quello stesso anno, finita la volta, un secondo contratto gli affidò l'intera cappella. Il Giudizio Universale di Orvieto — quello che Michelangelo avrebbe guardato prima di dipingere la Sistina — fu pagato anche col vino della città.One last image comes from the other end of the region. On 5 April 1499 the Opera del Duomo of Orvieto came to terms with Luca Signorelli to finish the frescoes left half-done by Fra Angelico in the Chapel of San Brizio. His pay included money, lodging and board; in January 1500 the painter asked for a rise and obtained it in the form of a bonus in grain and wine. On 27 April of that same year, the vault completed, a second contract entrusted him with the whole chapel. The Last Judgement of Orvieto — the one Michelangelo would look at before painting the Sistine Chapel — was paid for partly in the town's wine.
Conteggio delle denominazioni dagli elenchi ufficiali dei vini DOP e IGP del MASAF (2 DOCG, 13 DOC, 6 IGT). La pagina della Regione Umbria elenca gli stessi tredici nomi di DOC ma nel testo introduttivo ne dichiara ancora dodici: abbiamo tenuto l'elenco, che è concorde fra le due fonti, e non la cifra. «Orvietano Rosso» e «Rosso Orvietano» sono due nomi ufficiali della stessa DOC, così come «Colli del Trasimeno» e «Trasimeno». Le sottozone mostrate sono solo quelle previste dai disciplinari. Il raggruppamento delle denominazioni nei quattro distretti della mappa è una scelta editoriale nostra, utile alla lettura: i disciplinari delimitano i comuni, non i distretti.Denomination count from the official MASAF lists of PDO and PGI wines (2 DOCGs, 13 DOCs, 6 IGTs). The Umbria regional authority's page lists the same thirteen DOC names but its introductory text still states twelve: we have kept the list, which the two sources agree on, rather than the figure. «Orvietano Rosso» and «Rosso Orvietano» are two official names of the same DOC, as are «Colli del Trasimeno» and «Trasimeno». Only subzones provided for by the appellation rules are shown. Grouping the denominations into the map's four districts is our own editorial choice, made to help reading: the rules delimit municipalities, not districts.