Più che una regione, la Sicilia è un continente del vino: il fuoco nero dell'Etna e la calce delle colline del Belìce, i rossi del sud-est e i passiti delle isole, la grande tradizione di Marsala e una nuova generazione di vignaioli che ha riportato l'isola tra i grandi nomi d'Italia. Terra di vitigni autoctoni — Nero d'Avola, Nerello Mascalese, Carricante, Grillo — letti oggi territorio per territorio.More than a region, Sicily is a continent of wine: the black fire of Etna and the chalk of the Belìce hills, the reds of the south-east and the sweet wines of the islands, the great tradition of Marsala and a new generation of growers who have brought the island back among Italy's great names. A land of native grapes — Nero d'Avola, Nerello Mascalese, Carricante, Grillo — now read territory by territory.
Il territorioThe territory
La terraThe land
Un'isola grande come un piccolo Stato, con climi e suoli opposti: la lava nera e fertile dell'Etna, dove si vendemmia fino a oltre mille metri; le marne calcaree e le argille del centro-ovest; la sabbia e il calcare battuti dal sole del sud-est; il vento e la pomice delle isole, da Pantelleria alle Eolie. Caldo e luce in abbondanza, ma anche escursioni termiche forti in collina e in quota.An island the size of a small country, with opposite climates and soils: the black, fertile lava of Etna, where harvest runs above a thousand metres; the limestone marls and clays of the centre-west; the sun-baked sand and chalk of the south-east; the wind and pumice of the islands, from Pantelleria to the Aeolians. Heat and light in abundance, but also sharp day-night temperature swings on the hills and at altitude.
Il vitignoThe grape
Il regno degli autoctoni. Tra i rossi il Nero d'Avola, potente e solare, e il Nerello Mascalese, finissimo e nervoso sull'Etna; tra i bianchi il Carricante minerale del vulcano, il Grillo e il Catarratto dell'ovest, l'Inzolia e il Grecanico. E poi gli aromatici da dessert: lo Zibibbo di Pantelleria e la Malvasia delle Eolie. Gli internazionali ci sono, ma è il varietale di casa a definire l'isola.The kingdom of native grapes. Among the reds, the powerful, sun-filled Nero d'Avola and the fine, nervy Nerello Mascalese of Etna; among the whites, the mineral Carricante of the volcano, the Grillo and Catarratto of the west, Inzolia and Grecanico. Then the aromatic dessert grapes: the Zibibbo of Pantelleria and the Malvasia of the Aeolians. International varieties are present, but it is the home grapes that define the island.
L'uomoThe human hand
Dai Greci, che vi introdussero l'alberello e la potatura, agli inglesi che a fine Settecento inventarono il Marsala; dalle grandi case ottocentesche all'epoca del vino sfuso da taglio, fino alla rinascita degli anni Novanta. Una manciata di famiglie visionarie ha rovesciato il racconto: dalla quantità all'identità, riscoprendo i territori e facendo dell'Etna uno dei distretti italiani più osservati del momento.From the Greeks, who introduced bush-training and pruning, to the English who invented Marsala in the late 1700s; from the great 19th-century houses to the era of bulk blending wine, and on to the rebirth of the 1990s. A handful of visionary families overturned the story: from quantity to identity, rediscovering the territories and making Etna one of the most closely watched districts in Italy today.
La mappaThe map

I distretti del vino siciliano: i comuni numerati colorati per zona. Le isole minori (Pantelleria, Eolie) rientrano nei distretti più vicini.The districts of Sicilian wine: numbered municipalities coloured by zone. The smaller islands (Pantelleria, Aeolians) fall within the nearest districts.
- 1 Castiglione di Sicilia
- 2 Milo
- 3 Linguaglossa
- 4 Chiaramonte Gulfi
- 5 Pachino
- 6 Buccheri
- 7 Salemi
- 8 Sambuca di Sicilia
- 9 Contessa Entellina
Zone e sottozoneZones and subzones
I vitigni del territorioThe grapes of the territory
Le denominazioniThe denominations
A tavolaAt the table
La cucina siciliana è generosa e contrastata, segnata dal sole, dal pesce e dall'agrodolce. Sulla caponata di melanzane sta bene un Grillo sapido e fresco, che pulisce la bocca dall'agrodolce; sulla pasta alla Norma — pomodoro, melanzane fritte e ricotta salata — sta benissimo un Etna Rosso da Nerello Mascalese, teso e di buona acidità, o un Nero d'Avola giovane. Le sarde a beccafico e il pesce spada alla griglia chiedono ancora un bianco fresco e agrumato come il Grillo o il Catarratto. E per chiudere: i cannoli di ricotta accanto a un bicchierino di Marsala dolce, la pasticceria e la frutta secca delle feste con il Passito di Pantelleria da Zibibbo, dolce e profumato.Sicilian cooking is generous and full of contrast, marked by sun, fish and sweet-and-sour. With caponata, an aubergine dish, a savoury, fresh Grillo works beautifully, cleaning the palate after the sweet-and-sour; with pasta alla Norma — tomato, fried aubergine and salted ricotta — an Etna Rosso from Nerello Mascalese, taut and nicely acidic, is excellent, as is a young Nero d'Avola. Sarde a beccafico and grilled swordfish again call for a fresh, citrusy white such as Grillo or Catarratto. To finish: ricotta cannoli alongside a small glass of sweet Marsala, and festive pastries and dried fruit with the sweet, fragrant Passito di Pantelleria from Zibibbo.
La storiaHistory
La svolta porta una data precisa: 1773. Un mercante inglese, John Woodhouse, è in viaggio verso Mazara del Vallo quando una tempesta lo costringe a riparare nel porto di Marsala. Nell'attesa assaggia in un'osteria il vino locale, il «perpetuo», un bianco robusto invecchiato in botte secondo il metodo della solera, rabboccato di anno in anno. Lo trova sorprendentemente vicino ai vini fortificati che a Londra andavano a ruba — Porto, Madeira, Sherry. Per farlo arrivare integro in Inghilterra ne alza la gradazione aggiungendo acquavite di vino, e lo spedisce. È un successo immediato: nasce così il Marsala, il primo vino siciliano a conquistare i mercati internazionali. Pochi decenni dopo, l'imprenditore Vincenzo Florio costruisce a Marsala stabilimenti grandiosi e trasforma il vino dell'isola in un'industria; nell'Ottocento sorgono le case storiche, da Duca di Salaparuta in poi. Poi, per gran parte del Novecento, la Sicilia diventa la grande cisterna d'Italia: oceani di vino sfuso e ad alta gradazione spediti al nord e in Francia per «correggere» colore e corpo di altri vini, mentre il nome dell'isola spariva dall'etichetta. Il riscatto arriva fra anni Ottanta e Novanta, quando una manciata di famiglie — i Tasca a Regaleali, i Planeta, i Rallo con Donnafugata — decide di puntare sulla qualità e sugli autoctoni, fondando nel 1998 Assovini Sicilia. L'ultimo capitolo è l'Etna: a cavallo del Duemila vignaioli siciliani e stranieri riscoprono le vecchie vigne ad alberello sulle contrade del vulcano e ne fanno uno dei territori più ammirati al mondo. In due secoli e mezzo la Sicilia è passata dall'essere vino di chi capitava per caso a essere meta di chi la cerca apposta.The turning point has a precise date: 1773. An English merchant, John Woodhouse, was sailing towards Mazara del Vallo when a storm forced him to shelter in the port of Marsala. While he waited, he tasted the local wine in a tavern: the «perpetuo», a robust white aged in cask by the solera method, topped up year after year. He found it strikingly close to the fortified wines selling fast in London — Port, Madeira, Sherry. To get it to England intact he raised its strength by adding grape spirit, and shipped it. It was an instant success: thus was born Marsala, the first Sicilian wine to win over international markets. A few decades later the entrepreneur Vincenzo Florio built grand facilities in Marsala and turned the island's wine into an industry; through the 1800s the historic houses arose, from Duca di Salaparuta onwards. Then, for much of the 20th century, Sicily became Italy's great tank: oceans of high-strength bulk wine shipped north and to France to «correct» the colour and body of other wines, while the island's name vanished from the label. Redemption came in the 1980s and 1990s, when a handful of families — the Tascas at Regaleali, the Planetas, the Rallos with Donnafugata — chose to bet on quality and native grapes, founding Assovini Sicilia in 1998. The latest chapter is Etna: around the year 2000 Sicilian and foreign growers rediscovered the old bush vines on the volcano's contrade and made it one of the most admired terroirs in the world. In two and a half centuries Sicily has gone from being the wine of those who happened to pass by to being a destination people seek out on purpose.
Numeri e denominazioni verificati sugli elenchi ufficiali MASAF dei vini DOP e IGP; le sottozone dell'Etna sono riportate come chiave di lettura del territorio, non come gerarchia normativa.Figures and denominations verified against the official MASAF lists of PDO and PGI wines; the Etna sub-areas are given as a way to read the territory, not as a regulatory hierarchy.