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In Hokkaido, la piccola cantina che fa Pinot Noir sotto la neveIn Hokkaido, the small winery making Pinot Noir under the snow

Domaine Takahiko, a Yoichi, e la scommessa del Pinot Noir all'estremo nord del Giappone.Domaine Takahiko, in Yoichi, and the gamble of Pinot Noir in Japan's far north.

Per fare vino in Hokkaido bisogna prima fare i conti con la neve. All'estremo nord del Giappone l'inverno copre i filari per mesi, e proprio quel freddo — secco, lontano dalle piogge e dai tifoni del resto del Paese — si è rivelato un alleato. A Yoichi, in quattro ettari e mezzo, Takahiko Soga ne ha ricavato uno dei Pinot Noir più cercati dell'arcipelago.To make wine in Hokkaido you first have to come to terms with the snow. In Japan's far north winter blankets the rows for months, and that very cold — dry, free of the rain and typhoons of the rest of the country — has turned out to be an ally. In Yoichi, on four and a half hectares, Takahiko Soga has drawn from it one of the most sought-after Pinot Noirs in the archipelago.

Un'isola che non sembrava fatta per il vinoAn island that seemed unfit for wine

Hokkaido è terra di sci e di sorgenti calde più che di vigne. Gli inverni sono rigidi, la neve abbondante, la stagione di crescita corta. Eppure lo stesso clima nasconde un vantaggio: l'aria è secca, le piogge sono poche e i tifoni che flagellano il resto del Giappone qui quasi non arrivano. Le uve restano sane, e coltivarle con pochi trattamenti diventa possibile. Sulle scale che classificano il clima viticolo l'isola rientra nella fascia più fresca in assoluto, vicina per somma termica a una Borgogna settentrionale. E la neve, da nemica, si fa coperta: posata sui ceppi durante l'inverno li isola dal gelo più feroce e protegge le gemme. Dal 2018 i vini dell'isola hanno anche un nome tutelato, l'indicazione geografica «Hokkaido», e due cuori produttivi: Yoichi, sulla costa a ovest di Sapporo, e il Sorachi, più all'interno attorno a Iwamizawa. Non è un caso che qui le vigne si stiano moltiplicando: con le estati che si scaldano, il nord del Giappone è passato da margine a frontiera del vino.Hokkaido is a land of ski slopes and hot springs more than of vines. The winters are harsh, the snow heavy, the growing season short. Yet the same climate hides an advantage: the air is dry, rainfall is scarce, and the typhoons that batter the rest of Japan barely reach this far north. The grapes stay healthy, and growing them with few treatments becomes possible. On the scales that classify viticultural climate the island sits in the very coolest band, close in heat summation to a northern Burgundy. And the snow, from enemy, becomes a blanket: laid over the stocks through winter, it insulates them from the fiercest frost and protects the buds. Since 2018 the island's wines have a protected name too, the «Hokkaido» geographical indication, and two productive hearts: Yoichi, on the coast west of Sapporo, and Sorachi, further inland around Iwamizawa. It is no accident that vines are multiplying here: as the summers warm, Japan's north has shifted from margin to wine frontier.

Takahiko Soga e la scommessa di YoichiTakahiko Soga and the Yoichi gamble

Takahiko Soga è nato nel 1972 in una famiglia di vignaioli di Nagano, sulla grande isola di Honshu. Ha studiato microbiologia ed enologia, poi ha passato dieci anni, dal 1999 al 2009, come responsabile della cantina e dei vigneti a Coco Farm, nel Tochigi. Lì ha viaggiato fra le regioni del vino e ha incontrato il lavoro dei vignaioli naturali europei — su tutti Pierre Overnoy, vignaiolo del Jura — che gli ha indicato la via: poche mani in cantina, molta cura in vigna. Nel 2010 ha lasciato Honshu per il nord e ha fondato Domaine Takahiko a Yoichi. La scelta non era romantica ma ragionata: clima fresco e marittimo, suoli di origine vulcanica e argille, una lunga tradizione di frutticoltura. Le condizioni che cercava per una sola, ostinata idea — fare Pinot Noir sul serio in Giappone.Takahiko Soga was born in 1972 into a family of growers in Nagano, on the main island of Honshu. He studied microbiology and oenology, then spent ten years, from 1999 to 2009, as cellar and vineyard manager at Coco Farm, in Tochigi. There he travelled through wine regions and encountered the work of Europe's natural winemakers — above all the Jura's Pierre Overnoy — which showed him the way: few hands in the cellar, great care in the vineyard. In 2010 he left Honshu for the north and founded Domaine Takahiko in Yoichi. The choice was not romantic but considered: cool maritime climate, soils of volcanic origin and clays, a long fruit-growing tradition. The conditions he was after for one stubborn idea — to make Pinot Noir seriously in Japan.

Nana-Tsu-Mori: un solo vitigno, nessuna scorciatoiaNana-Tsu-Mori: one grape, no shortcuts

La vigna si chiama Nana-Tsu-Mori, «i sette boschi»: circa quattro ettari e mezzo dedicati esclusivamente al Pinot Noir, con migliaia di piante allevate in regime organico e una collezione di cloni messi alla prova negli anni. In cantina Soga lavora per sottrazione: fermentazioni a grappolo intero con lieviti indigeni, pochissima — quasi nessuna — solforosa, nessuna filtrazione. Ne esce un Pinot Noir dal colore scarico, lontano dai rossi concentrati: il sorso è teso e di buona sapidità, con una nota di sottobosco e quel fondo saporito che a molti ricorda l'umami del dashi, il brodo giapponese. È un vino pensato per la tavola, non per stupire: a tavola si trova bene con la cucina di casa giapponese — un piatto di pesce, dei funghi, un brodo — più che con piatti ricchi e speziati. La produzione è minima — poche migliaia di bottiglie l'anno — e gran parte resta in Giappone, distribuita su allocazione: trovarne una bottiglia è già un piccolo evento.The vineyard is called Nana-Tsu-Mori, «the seven forests»: about four and a half hectares given over entirely to Pinot Noir, with thousands of organically farmed vines and a collection of clones trialled over the years. In the cellar Soga works by subtraction: whole-cluster fermentations with native yeasts, very little — almost no — sulphur, no filtration. The result is a pale-coloured Pinot Noir, far from concentrated reds: the palate is taut and pleasantly savoury, with a forest-floor note and that umami-like depth many compare to dashi, the Japanese stock. It is a wine made for the table, not to impress: it sits well with Japanese home cooking — a fish dish, mushrooms, a broth — more than with rich, spiced plates. Production is tiny — a few thousand bottles a year — and most stays in Japan, sold on allocation: finding a bottle is already a small event.

Il movimento del nordThe northern movement

Soga non è rimasto solo a lungo. Attorno a Yoichi e nel Sorachi è cresciuta una generazione di piccoli vignaioli indipendenti: chi si è formato proprio da lui, come Atsuo Yamanaka di Domaine Mont, ex maestro di snowboard; chi ha seguito i pionieri del vino naturale del Sorachi, come Kazuyuki Nakazawa e Ryosuke Kondo. A fare da incubatrice c'è anche 10R, la cantina di vinificazione condivisa dell'americano Bruce Gutlove a Iwamizawa, dove molte piccole etichette hanno mosso i primi passi. Il risultato è che Hokkaido, nel giro di pochi anni, è diventata il riferimento giapponese per il Pinot Noir e per i bianchi di clima freddo — dal Kerner aromatico allo Zweigelt austriaco — e una meta per chi insegue il vino artigianale fin sotto la neve. Molte di queste cantine si possono visitare, e qualcuna ha aperto cucina e bottega per chi sale fin quassù.Soga did not stay alone for long. Around Yoichi and in Sorachi a generation of small independent growers has grown up: some trained under him, like Domaine Mont's Atsuo Yamanaka, a former snowboard instructor; others followed Sorachi's natural-wine pioneers, like Kazuyuki Nakazawa and Ryosuke Kondo. Acting as an incubator there is also 10R, the shared winery run by American Bruce Gutlove in Iwamizawa, where many small labels took their first steps. The upshot is that Hokkaido, within a few years, has become Japan's reference point for Pinot Noir and cool-climate whites — from aromatic Kerner to Austrian Zweigelt — and a destination for anyone chasing artisan wine right under the snow. Many of these wineries can be visited, and a few have opened a kitchen and a shop for those who travel all the way up here.

DoveWhereYoichi, Hokkaido (Giappone)Yoichi, Hokkaido (Japan)
VitignoGrapePinot Noir, in purezzaPinot Noir, single-varietal
La vignaThe vineyardNana-Tsu-Mori · ~4,6 ettariNana-Tsu-Mori · ~4.6 hectares
FondazioneFounded2010, Takahiko Soga2010, by Takahiko Soga

Ritratto di una piccola realtà e del suo territorio. I dati — ettari, anno di fondazione, indicazione geografica — sono verificati alle fonti; le bottiglie di Domaine Takahiko escono in quantità minime e quasi solo su allocazione in Giappone, quindi reperibilità e annate variano.A portrait of a small estate and its land. The figures — hectares, founding year, geographical indication — are checked against sources; Domaine Takahiko's bottles are made in tiny quantities and sold almost only on allocation in Japan, so availability and vintages vary.